giovedì 18 dicembre 2014

Uno stato a moneta sovrana non può fallire... la Russia ad esempio...

Ogni tanto sui social network mi capita di dibattere con sostenitori della MMT. Non dovei farlo, almeno così ritengono miei amici economisti, perché è impossibile interloquire proficuamente con chi crede fideisticamente ad una dottrina che non ha alcuna base logica e scientifica; al massimo più che dialogare si può ragliare perché di asini si tratta. Ma, ahimè, facebook è luogo deputato principalmente al cazzeggio e ogni tanto cazzeggiare fa bene all'umore.

Sono due giorni che, complici le vicende russe, questi equini sono tornati all'assalto con le loro assurde teorie e io mi sono prestato volentieri alla polemica.
L’assunto di base dei cartalisti è che uno Stato che batte moneta sovrana non può mai fallire, mentre la conseguenza è che deficit e debito sono ricchezza perché, cito, “a debito corrisponde credito e se il soggetto A (lo Stato) emette debito dal nulla, il soggetto B (il settore privato) riceve ricchezza sempre dal nulla. Felicità!


Domandina semplice semplice: se basta così poco per creare felicità com’è che Stati con elevato debito o elevato deficit delle partite correnti non prosperano? L’Italia con il suo elevato debito sarebbe un magnifico laboratorio per la ricetta della felicità e la Russia sarebbe l’esempio lampante che emettendo moneta uno Stato può fregarsene di debito, problemi legati alla valuta, saldi commerciali eccetera.

Dell’Italia parlerò dopo, quindi per ora mi concentrerò sulla Russia del compagno Putin, investito da una serie di eventi che fanno prefigurare un secondo default dopo quello del 1998.

La Russia stampa moneta; non è soggetta ai crudeli dettami della Merkel e di Shauble e di Junker si fa un baffo. E’ un Paese potenzialmente ricchissimo perché ricco di petrolio e di altre materie prime. E’ il primo esportatore al mondo di gas naturale (1,54 miliardi di metri cubi al giorno). Tutto bene madama la marchesa. Tuttavia già nel 2013 aveva assistito deprezzare il rublo del 9% contro il dollaro e del 13% contro l’euro. L’inflazione l’anno scorso era al 6,5% mentre adesso viaggia speditamente verso quota 10%. L’ufficio studi del MEF stimava un impatto sull'inflazione di un 10-15% per effetto della svalutazione del rublo. La Banca Centrale di Mosca sta provando a contenere il crollo della valuta locale ma, come dice la governatrice Elvira Nabiullina, sconta anche l’impossibilità ad accedere ai mercati finanziari internazionali.

Certo ci sono le sanzioni, c’è il calo prepotente del prezzo del petrolio per cause contingenti, ma l’insegnamento che si deve trarre da questa vicenda è che la via autarchica (“me ne fotto dei mercati perché posso stampare moneta e, per giunta, ho un surplus commerciale”) non funziona.

Bisognerebbe che gli gnomi (in statura economica) anti-euro alla Salvini o alla Grillo e gli sparuti ma rumorosi adepti della Modern Money Theory se ne facessero una ragione.
Poiché è certo e ammesso anche da fini pensatori come Bagnai e Borghi (da ora B&B) che uscire dall'euro comporterebbe una svalutazione della nuova lira, bisognerebbe comprendere quali sarebbero gli effetti sui cittadini della perdita di potere d’acquisto per uno Stato che dipende quasi integralmente dall'energia importata (che si paga in dollari) e che basa la propria economia sul manifatturiero.
B&B poi dovrebbero avere l’onestà di commentare questi fatti e di ammettere che i cittadini russi, giustamente, stanno correndo a spendere i loro risparmi prima che l’iperinflazione in arrivo li porti a valori prossimi allo zero. A Mosca e San Pietroburgo non si vedevano le code ai supermercati dai tempi di Breznev solo che allora era per mancanza di generi di prima necessità, oggi è perché se aspettano troppo potrebbero non avere in tasca soldi sufficienti ad accaparrarsi un piatto di pasta. Sui siti di B&B invece non c’è uno straccio di una riga.

Avevo cominciato il post da quelli della MMT e poi mi son dimenticato di approfondire. 
Fa niente, oggi non mi riesce bene ragliare.

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